Salute e benessere | Torino | 21/10/2026 18:56:30

Una nuova tecnologia per studiare le malattie cerebrali alle Molinette


Inaugurata alle Molinette di Torino una risonanza magnetica 3 Tesla da 1,6 milioni di euro per la diagnosi e la ricerca sulle malattie cerebrali.


Una nuova risonanza magnetica 3 Tesla entra in funzione all'ospedale Molinette di Torino per potenziare la diagnosi delle malattie cerebrali e la ricerca neuroscientifica. Inaugurato mercoledì 21 ottobre dall'Università di Torino e dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza, il sistema Philips MR 7700 è costato circa 1,6 milioni di euro e consente di ridurre fino al 50% i tempi di molte acquisizioni diagnostiche.
L'apparecchiatura sarà condivisa tra le attività cliniche della Neuroradiologia della Città della Salute e gli studi sperimentali e clinici del Neuroscience Institute of Turin (NIT), il Centro Interdipartimentale di Studi Avanzati in Neuroscienze dell'Università di Torino diretto dal professor Marco Tamietto. L'obiettivo è integrare assistenza sanitaria e ricerca, mettendo a disposizione di entrambe le attività una tecnologia avanzata per studiare il funzionamento del cervello e le alterazioni associate alle malattie.
Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato la rettrice dell'Università di Torino, Cristina Prandi, il direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida, l'assessore regionale all'Innovazione e alla Ricerca, Matteo Marnati, il consigliere regionale Fabrizio Ricca, il direttore del NIT Marco Tamietto e Paolo Fonio, direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini della Città della Salute e del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell'ateneo torinese.
Di proprietà dell'Università di Torino e gestita dal NIT, la nuova risonanza magnetica è stata finanziata con circa 1,6 milioni di euro dal Ministero dell'Università e della Ricerca e dalla Regione Piemonte, attraverso il bando INFRA+ e le risorse del PR FESR Piemonte 2021-2027.
La tecnologia permette di analizzare l'anatomia cerebrale, osservare l'attività funzionale del cervello, ricostruire le connessioni tra le diverse aree e studiare la perfusione, cioè l'afflusso di sangue ai tessuti cerebrali. I gradienti ad alte prestazioni e le tecniche avanzate di acquisizione e ricostruzione delle immagini consentono di abbreviare fino al 50% i tempi di molte acquisizioni, contribuendo a rendere gli esami meno lunghi e a ridurre le attese.
Il nuovo scanner permetterà di studiare il cervello come una rete di aree interconnesse, approfondendo i meccanismi attraverso cui si sviluppano percezioni, emozioni e memorie. L'integrazione delle immagini strutturali, funzionali e di diffusione con misure cognitive, comportamentali e fisiologiche consentirà inoltre di indagare le differenze individuali e la plasticità cerebrale, ovvero la capacità del sistema nervoso di modificarsi con l'esperienza, l'apprendimento o dopo una lesione.
Gli studi coinvolgeranno volontari sani e pazienti, per confrontare il funzionamento cerebrale in condizioni normali con le alterazioni associate alle patologie e approfondire i processi di recupero.
Tra gli ambiti di ricerca figurano le malattie neurodegenerative, come Alzheimer e sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la sclerosi multipla, l'epilessia, i tumori cerebrali, le patologie cerebrovascolari come l'ictus e i disturbi psichiatrici.
Uno degli obiettivi è individuare nuovi biomarcatori, indicatori biologici utili a caratterizzare le malattie, monitorarne l'evoluzione e valutare l'efficacia dei trattamenti. I risultati potranno contribuire allo sviluppo di percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi personalizzati.
La risonanza magnetica fa parte delle infrastrutture del progetto SYNTHESIS dell'Università di Torino, coordinato dalla professoressa Francesca Garbarini nell'ambito del bando INFRA+. L'iniziativa integra tecnologie di neuroimmagine, dispositivi indossabili e piattaforme per la ricerca clinica e sociale, favorendo la collaborazione tra discipline diverse.
L'utilizzo della strumentazione sarà organizzato attraverso una programmazione condivisa tra l'Università di Torino e la Città della Salute, secondo l'accordo quinquennale sottoscritto nel marzo 2025. L'accesso sarà aperto anche a ricercatori esterni e imprese, ampliando le possibilità di collaborazione tra università, centri di ricerca e sistema produttivo.
“L’Università di Torino – dichiara Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino - mette a disposizione dell’attività clinica una propria infrastruttura di ricerca, con l’obiettivo di avvicinare lo sviluppo delle conoscenze sul cervello alle esigenze dei pazienti. La scelta di aprire la nuova risonanza magnetica anche a ricercatori esterni e imprese estende le opportunità di utilizzo di questo patrimonio scientifico e tecnologico, permettendo a una comunità più ampia di contribuire alla ricerca e di svilupparne le applicazioni. È un modo concreto di intendere la responsabilità pubblica dell’Università: condividere risorse e conoscenze affinché gli investimenti nella ricerca possano generare benefici duraturi per la collettività”.
“Una nuova grande attrezzatura per Città della Salute – commenta Livio Tranchida, Direttore generale Città della Salute di Torino -. Ancora una volta il connubio Università di Torino e Azienda Ospedaliera uniti nel segno della ricerca, dello sviluppo e della formazione. Una tecnologia sinonimo di alta complessità, che avrà come primo impatto dal punto di vista clinico e diagnostico quello di ridurre i tempi degli esami e di conseguenza le liste di attesa per i pazienti" dichiara Livio Tranchida”.
“La nuova risonanza magnetica inaugurata alle Molinette – dichiarano il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l'Assessore alla Sanità Federico Riboldi e l'Assessore all'Innovazione e alla Ricerca Matteo Marnati – rappresenta un investimento importante per la sanità e la ricerca piemontese, reso possibile grazie a un finanziamento di circa 1,6 milioni di euro sostenuto per metà dalla Regione Piemonte, attraverso il bando INFRA+, e per metà dal Ministero dell'Università e della Ricerca. Una tecnologia di ultima generazione che consentirà di migliorare la qualità e la rapidità delle diagnosi e, allo stesso tempo, aprire nuove prospettive nello studio delle malattie del cervello. Il valore di questo investimento va però oltre la singola apparecchiatura. La nuova risonanza fa parte infatti del progetto SYNTHESIS, con il quale sosteniamo il potenziamento e l'integrazione delle infrastrutture di ricerca dell'Università di Torino, favorendo un utilizzo sempre più efficace e condiviso delle tecnologie e delle competenze. La collaborazione tra Università e Città della Salute rappresenta un esempio concreto di come ricerca scientifica e attività clinica possano lavorare insieme, mettendo l'innovazione al servizio dei pazienti. È questa la direzione nella quale vogliamo continuare a investire: sostenere la ricerca, valorizzare le eccellenze scientifiche del nostro territorio e fare in modo che i progressi della conoscenza si traducano in strumenti sempre più efficaci per la diagnosi e la cura. Perché investire nella ricerca significa anche costruire una sanità migliore, capace di offrire nuove opportunità ai professionisti e risposte sempre più appropriate ai bisogni di salute dei cittadini”.
“Esprimo grande soddisfazione – aggiunge Fabrizio Ricca, Consigliere Regionale del Piemonte - per la realizzazione di un progetto al quale abbiamo lavorato intensamente. Questa nuova risonanza magnetica offre al sistema sanitario uno strumento in più per velocizzare le diagnosi, con esami più rapidi e attese più brevi per i pazienti. All’Università dà invece una risorsa preziosa per far crescere la ricerca e valorizzare l’eccellenza sanitaria del Piemonte. È la dimostrazione di come le risorse pubbliche, quando sono ben indirizzate, si traducano in benefici concreti per i cittadini e per l’intero territorio regionale”.
“Il valore di questa infrastruttura – spiega Marco Tamietto, Direttore del Neuroscience Institute of Turin - non sta soltanto nelle sue prestazioni, ma nelle domande scientifiche che ci permette di affrontare e nelle collaborazioni che rende possibili. Per il NIT è un investimento in un modello di lavoro interdisciplinare, in cui ricerca di base, tecnologia e clinica stanno nello stesso luogo, perché ciò che impariamo sui meccanismi del cervello diventi più rapidamente diagnosi, cura e riabilitazione. L’impegno condiviso di Università, Città della Salute e Regione rafforza la nostra capacità di fare ricerca di frontiera, di attrarre progetti e competenze e di formare una nuova generazione di ricercatori. Ed è un progetto che guarda al futuro e lo anticipa, con un piano quinquennale che ne assicura la sostenibilità economica e la continuità nel tempo”.
“Dal punto di vista assistenziale – conclude Paolo Fonio, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini della Città della Salute e del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino – questa nuova apparecchiatura rappresenta un salto in avanti enorme nelle nostre capacità diagnostiche. La possibilità di utilizzarla, oltre che per la ricerca, anche su pazienti con varie patologie neurologiche significherà diagnosi più precoci e più tempestive, che a loro volta si tradurranno in terapie sempre più mirate ed efficaci. Anche dal versante più “ospedaliero”, quindi, questa sinergia con l’università rappresenta un percorso virtuoso, davvero fondamentale per i Pazienti: per questo mi preme ringraziare davvero Azienda ospedaliera e Università per aver reso possibile tutto questo”.


Autore:
Laura Di Betta