








Il 22 maggio alle ore 20.45, presso il Risto Meta 21 di Largo 2 Giugno a Pianezza, si terrà un incontro che intreccia memoria storica, riflessione civile e letteratura. Protagonisti della serata saranno il giornalista Guido Giraudo e lo scrittore Giuseppe Culicchia, direttore del Circolo dei Lettori, in un dialogo aperto sul caso di Sergio Ramelli, a cinquant’anni dalla sua tragica scomparsa.
Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù, fu assassinato nel 1975 a Milano a soli 18 anni, colpito a morte da esponenti dell’estrema sinistra extraparlamentare. Un episodio drammatico che ha segnato profondamente la memoria del Paese, e che ancora oggi solleva interrogativi non solo storici, ma anche civili e culturali.
L’incontro nasce dalla recente pubblicazione di due opere che affrontano la vicenda da angolazioni differenti: “Sergio Ramelli – Una storia che fa ancora paura” (Idrovolante Edizioni), firmato da Giraudo, e “Uccidere un fascista” (Mondadori), l’ultimo romanzo di Culicchia. Se il primo si muove sul registro dell’inchiesta giornalistica, ricostruendo fatti, contesto e testimonianze, il secondo adotta una chiave narrativa, simbolica e riflessiva, interrogandosi sul peso della memoria e sulle cicatrici mai rimarginate degli anni di piombo.
A sottolineare l’importanza dell’appuntamento sarà la presenza dell’On. Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione, che ha firmato la postfazione al libro di Giraudo, dell’On. Augusta Montaruli (FdI) e dell’assessore della Regione Piemonte Maurizio Marrone, con deleghe alle Politiche sociali e all’integrazione socio-sanitaria, Emigrazione e cooperazione decentrata e internazionale, Usura e beni confiscati, Politiche della casa, delle famiglie e dei bambini.
La sua partecipazione rappresenta un segnale forte dell’attenzione istituzionale verso la memoria storica e il dibattito culturale sul nostro passato recente.
L’evento “Giustizia = TUTELA della Vita “ è organizzato dall’associazione Insieme Cambiamo Pianezza, da sempre impegnata nella promozione culturale del territorio, con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e Fondazione Falcone.
L’incontro promette di essere un’occasione preziosa di confronto civile, in cui letteratura e giornalismo si intrecciano per fare luce su un periodo buio e divisivo della storia italiana. Un modo per ricordare, ma anche per interrogarsi su come il passato continui a parlare al nostro presente.
Giustizia = TUTELA della Vita. Non può essere solo uno slogan: deve essere la bussola etica e civile di ogni società che si definisca democratica.
Info:
Ramelli era nato a Milano il 6 luglio 1956. La sua appartenenza politica e alcune sue prese di posizione – tra cui un tema scolastico in cui condannava la violenza delle Brigate Rosse – lo avevano reso bersaglio di un clima d’odio che, in quegli anni di piombo, sfociava troppo spesso in violenza fisica. Quella contro di lui fu un'aggressione preordinata, lucida, eseguita in pieno giorno. Non si trattò di uno scontro casuale o di una rissa tra opposti estremismi: fu un attentato mirato, maturato in un contesto politico carico di tensione e intolleranza ideologica.
I colpevoli dell’omicidio vennero individuati solo dieci anni più tardi, e processati tra il 1987 e il 1990. Dopo una prima sentenza che qualificava l’accaduto come omicidio preterintenzionale, nei gradi successivi di giudizio si arrivò a una più severa qualificazione: omicidio volontario. La sentenza riconobbe la piena consapevolezza e responsabilità degli aggressori, sancendo una verità giudiziaria che oggi è anche una verità storica.
L’assassinio di Sergio Ramelli è una delle pagine più oscure e laceranti della storia repubblicana. La sua vicenda è simbolo di un tempo in cui le appartenenze politiche diventavano motivo di morte, e in cui la giustizia tardò ad arrivare. La memoria del suo sacrificio richiama un’esigenza ancora attuale: quella di non dimenticare, di imparare dal passato e di difendere, sempre, il principio che ogni vita ha diritto a essere tutelata, indipendentemente dalle idee che professa.
A cinquant’anni da quell’omicidio, la sua storia continua a suscitare dibattito e riflessione. Ed è giusto che sia così: la giustizia, in una democrazia, è anzitutto tutela della vita, e il dovere della memoria serve a non ripetere gli errori di ieri.
Info e prenotazioni
È possibile prenotare scrivendo a domi662006@gmail.com oppure inviando un SMS o messaggio WhatsApp al numero 333 2834252.








